Ambiente PD Campi Bisenzio

TARIC a Campi Bisenzio: il nuovo sistema premia davvero chi differenzia? Il confronto con Forlì e con le vecchie bollette apre interrogativi

La tariffa corrispettiva sui rifiuti introdotta a Campi Bisenzio nel 2025 continua a far discutere cittadini e utenti. Il principio teorico del nuovo sistema è chiaro: chi differenzia meglio e produce meno rifiuto indifferenziato dovrebbe pagare meno. Ma l’analisi di alcune bollette reali sembra raccontare una situazione più complessa.

Il confronto tra le vecchie bollette TARI 2024 e le nuove fatture TARIC 2025 relative alla stessa abitazione consente infatti di verificare concretamente gli effetti del nuovo sistema e di metterli a confronto con esperienze considerate più avanzate, come quella di Forlì.

Il caso analizzato a Campi Bisenzio

L’utenza presa in esame riguarda:

  • abitazione di 182 mq;
  • nucleo familiare di 2 persone;
  • profilo “Massima differenziata”;
  • raccolta differenziata superiore al 92-95%.

Nel 2024, con il vecchio sistema TARI, il totale annuale pagato per l’immobile risultava pari a circa 349 euro annui, considerando acconti e saldo. Nella bolletta emerge infatti:

  • una quota fissa calcolata con tariffa di 0,97 €/mq;
  • una quota variabile annuale per 2 componenti pari a 153,95 euro.

Con l’introduzione della TARIC il sistema cambia radicalmente:

  • entrano in gioco i conferimenti registrati;
  • il residuo indifferenziato viene conteggiato tramite litri minimi;
  • sono previste premialità per chi differenzia meglio;
  • viene esplicitata in fattura l’IVA al 10%, nascosta (non assente) nelle vecchie bollette TARI in quanto tributo comunale.

Cosa emerge dalle nuove bollette

L’analisi delle nuove bollette TARIC 2025 evidenzia un aspetto particolarmente rilevante: nonostante una raccolta differenziata stabilmente compresa tra il 94% e il 96%, il costo reale di un cittadino resta elevato anche in presenza di comportamenti estremamente virtuosi.

Nel corso del 2025 sono infatti state emesse quattro fatture per un totale di circa 452,00 euro (30% in più rispetto al 2024)

Formalmente il sistema prevede rettifiche e compensazioni tra le varie bollette, ma per il cittadino il dato concreto resta quello degli importi effettivamente addebitati, con notevoli difficoltà nel comprendere il costo finale reale del servizio.

Utenze domestiche e utenze non domestiche

Fino al 31/12/2024 (TARI) a Campi Bisenzio il PEF (Piano Economico e Finanziario) distribuiva i costi totali del servizio in questo modo:

– Utenze domestiche 40% del costo totale

– Utenze non domestiche 60% del costo totale

Dal 01/01/2025 Campi Bisenzio entra a tutti gli effetti a far parte di un “consorzio di comuni” o nel nostro caso ATS1 (ambito tariffario sovracomunale) ai quali vengono applicati parametri più o meno uniformi a tutti coloro che ne fanno parte. 

Il primo cambiamento per i cittadini campigiani è stato il “ribaltamento” della suddivisione dei costi del servizio in questo modo:

– Utenze domestiche 60%

– Utenze non domestiche 40%

Questo ha generato un primo, grande, aggravio su ogni singola utenza domestica al quale però va aggiunto un 7% / 8% stimato di aumento dei costi che viene ritenuto “fisiologico” (e non dovrebbe oltrepassare questa soglia) quando il gestore ne fa evidenza nei Bilanci e Piani economici e Finanziari.

I costi minimi che restano comunque da pagare

L’elemento più rilevante che emerge dal caso analizzato è che esiste una quota di costi “imprescindibili” che il cittadino continua a sostenere anche producendo pochissimo rifiuto indifferenziato.

Nel caso esaminato:

  • la parte fissa della tariffa resta elevata;
  • vengono comunque addebitati i cosiddetti “litri minimi” del residuo indifferenziato;
  • si aggiungono IVA, TEFA e componenti ARERA obbligatorie.

La bolletta ottobre-dicembre 2025 mostra infatti:

  • 61,85 euro di quota fissa;
  • 44 euro di addebito iniziale per i litri minimi;
  • riduzioni e premialità che abbassano la quota variabile di valori quasi impercettibili

Inoltre il sistema specifica chiaramente che:

“Nel caso in cui gli svuotamenti effettivi del residuo non differenziabile siano inferiori ai litri minimi previsti il calcolo tiene conto di questi ultimi”.

Questo significa che anche una famiglia che conferisce pochissimo indifferenziato continua comunque a pagare:

  • una quota fissa significativa;
  • un quantitativo minimo predefinito di residuo;
  • imposte e componenti accessorie.

Nel caso concreto, nonostante appena 3 conferimenti di indifferenziato nel trimestre e una raccolta differenziata al 95,8%, il costo trimestrale supera comunque i 110 euro.

Il confronto con Forlì

Ed è qui che emerge una differenza significativa rispetto al modello adottato a Forlì, spesso indicato come uno dei casi più avanzati di tariffazione puntuale in Italia. (Regolamento TARIC Forli)

A Forlì il sistema TCP (Tariffa Corrispettiva Puntuale) gestito da Alea Ambiente è attivo dal 2019 e collega il costo del servizio in modo molto più diretto agli svuotamenti reali del rifiuto residuo.

La raccolta differenziata nei comuni serviti da Alea ha superato stabilmente l’80%, con una forte riduzione del rifiuto indifferenziato procapite. In diversi comuni si è scesi sotto i 100 kg annui per abitante di residuo non riciclabile, livelli considerati molto avanzati a livello nazionale.

Le simulazioni ufficiali Alea mostrano differenze molto evidenti:

  • una famiglia di 3 persone con comportamento virtuoso può spendere circa 270-280 euro annui;
  • anche con alcuni svuotamenti aggiuntivi del residuo, il costo resta spesso sotto i 320 euro annui;
  • molte utenze domestiche hanno registrato riduzioni comprese tra il 10% e il 30% rispetto alla vecchia TARI.

A fare la differenza è soprattutto il peso più limitato della componente minima obbligatoria e il collegamento più diretto tra comportamento reale e costo finale.

In pratica:

  • meno indifferenziato produci,
  • meno paghi davvero.

A Campi Bisenzio, invece, il peso elevato della quota fissa e dei litri minimi sembra attenuare fortemente il vantaggio economico per chi differenzia meglio.

Il paradosso è che nel caso analizzato:

  • una famiglia con raccolta differenziata quasi al 96%,
  • e appena 3 conferimenti di indifferenziato in tre mesi,
  • continua comunque a sostenere costi annuali elevati e superiori a quelli della vecchia TARI.

Un dibattito destinato a proseguire

La discussione sulla TARIC non riguarda soltanto l’importo finale delle bollette, ma anche la trasparenza e la comprensibilità del sistema.

Alla luce dei dati emersi dalle bollette analizzate e del confronto con altre esperienze italiane già consolidate, sarebbe auspicabile che il Comune di Campi Bisenzio con ATO Toscana Centro e Alia avviassero una riflessione pubblica sulle modalità di applicazione della TARIC, verificando se l’attuale equilibrio tra quota fissa, litri minimi e premialità riesca davvero a incentivare in modo efficace i comportamenti più virtuosi. L’obiettivo dovrebbe essere quello di rendere il sistema più trasparente, equo e maggiormente collegato alla reale produzione di rifiuto indifferenziato, così da rafforzare la fiducia dei cittadini e premiare concretamente chi differenzia meglio.

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