Secondo un’analisi pubblicata dal Forum Disuguaglianze e Diversità, la proposta di revisione costituzionale sulla giustizia merita un “NO” deciso e motivato perché rischia di alterare l’equilibrio tra i poteri dello Stato senza risolvere i problemi reali che i cittadini incontrano nell’accesso alla giustizia.
Il documento sottolinea che il sistema dei pesi e contrappesi è uno dei pilastri delle democrazie costituzionali. Proprio per evitare abusi di potere, la Costituzione distribuisce competenze e responsabilità tra Parlamento, Governo e magistratura. La riforma proposta, invece, secondo il Forum, indebolirebbe la magistratura e modificherebbe questo equilibrio a favore dei poteri politico-esecutivi.
Uno dei punti più discussi riguarda la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. In realtà, osserva il Forum, tale separazione è già di fatto introdotta dalla riforma nota come Riforma Cartabia, che ha reso molto difficili i passaggi da una funzione all’altra. Inoltre, il sistema dei diversi gradi di giudizio rappresenta già oggi un efficace contrappeso al potere dell’accusa: quasi la metà delle sentenze dei giudici ribalta le richieste dei pubblici ministeri, segno di un equilibrio interno alla magistratura.
Il cuore della riforma riguarda però il Consiglio Superiore della Magistratura, l’organo che garantisce l’autonomia e l’indipendenza dei magistrati. Il progetto costituzionale prevede di dividerlo in due Consigli, uno per la magistratura giudicante e uno per quella requirente, e di trasferire le funzioni disciplinari a una nuova Alta Corte composta da quindici membri. Cambierebbero anche le modalità di selezione dei componenti: i magistrati verrebbero scelti tramite sorteggio secco, mentre i membri laici verrebbero sorteggiati da una lista definita dal Parlamento.
Secondo il Forum Disuguaglianze e Diversità queste modifiche presentano diversi problemi.
La divisione del Csm rischierebbe di indebolire il senso di appartenenza comune della magistratura, mentre il sorteggio casuale dei magistrati incaricati di governare l’ordine giudiziario potrebbe ridurre competenza e autorevolezza degli organi di autogoverno. Inoltre, il diverso sistema di selezione tra magistrati e membri laici creerebbe una asimmetria di potere: i laici, provenendo da liste definite dal Parlamento, avrebbero un riferimento politico più forte rispetto ai magistrati estratti casualmente.
Un ulteriore elemento critico riguarda l’assenza di regole chiare sulle maggioranze necessarie per scegliere i membri laici, questione che la normativa attuale aveva invece disciplinato prevedendo soglie elevate per garantire un ampio consenso parlamentare.
Il Forum evidenzia infine un problema di metodo politico. La riforma sarebbe stata approvata in Parlamento senza modifiche e con il solo voto della maggioranza, senza quella ricerca di compromesso tra forze diverse che dovrebbe caratterizzare ogni revisione costituzionale. In questo modo, sostengono gli autori, si rischia di trasformare una materia complessa come la giustizia in uno scontro referendario divisivo.
Per il Forum Disuguaglianze e Diversità, dunque, la riforma non migliorerebbe la qualità della giustizia né affronterebbe i problemi concreti – lentezza dei processi, difficoltà di accesso, costi per i cittadini – ma finirebbe per indebolire il sistema democratico, che rappresenta la condizione essenziale per contrastare disuguaglianze e garantire il pieno sviluppo dei diritti delle persone.
