La differenza passa anche dal senso che attribuiamo alle parole.
Carriera.
Per un uomo è il risultato dell’impegno. Sta costruendo il suo futuro, sta garantendo stabilità alla sua famiglia. È una cosa giusta.
Per una donna la stessa diventa quasi una colpa, qualcosa che toglie spazio a ciò che “deve” fare davvero.
La carriera di un uomo protegge la famiglia.
Quella di una donna sembra sempre metterla a rischio.
Ambizione.
In un uomo è una qualità. Energia, determinazione, voglia di crescere.
In una donna è letta come un eccesso.
Come se desiderare di più fosse già uno sconfinamento.
Carattere.
Un uomo che si fa rispettare ha personalità.
Una donna che si fa rispettare ha solo un brutto carattere.
Se un uomo parla con decisione sta difendendo le sue idee.
Se una donna parla con decisione è aggressiva.
Se un uomo media è equilibrato.
Se una donna media è insicura.
Libertà.
Un uomo che sceglie la sua vita è uno che sa cosa vuole.
Una donna che sceglie la sua vita è egoista.
Funziona così.
Alle donne non viene chiesto solo di fare, viene chiesto di restare dentro una misura.
Lavorare, ma senza trascurare nessuno.
Avere responsabilità, ma senza sembrare dure.
Avere successo, ma senza essere ambiziose.
Essere libere, ma senza essere egoiste.
È una misura impossibile.
Se lavori troppo stai trascurando qualcuno.
Se lavori meno stai sprecando il tuo talento.
Se hai figli non sei abbastanza presente.
Se non li hai sei meno donna.
Agli uomini viene riconosciuto ciò che fanno.
Alle donne continua a essere ricordato ciò che dovrebbero essere.
L’8 marzo serve anche a questo.
A dire ad alta voce che quella misura non ci contiene.
E che non siamo noi a doverci rimpicciolire per starci dentro.
