1 + 1 a volte fa più di 2. Non è matematica: è Popolo.
È il momento in cui due mani si stringono
e diventano una forza sola.
Quando una voce incontra un’altra voce
e il silenzio smette di avere paura.
Non è populismo.
È memoria che cammina.
È la storia di chi ha seminato dignità
nei campi, nelle fabbriche, nelle strade,
sapendo che la speranza
non nasce mai da soli.
1 + 1 è la moltiplicazione del coraggio.
È il pane diviso che diventa abbondanza.
È il lavoro che chiede rispetto,
la libertà che pretende respiro,
la pace che non vuole più ginocchia piegate.
È il racconto poetico di un popolo
che sente e vuole insieme.
Che non si accontenta di sopravvivere
ma pretende futuro.
Un’Italia che non abbia paura della parola democrazia,
che non arrossisca davanti alla parola giustizia,
che non dimentichi che la dignità
non è un privilegio ma un diritto.
1 + 1 fa più di 2
quando il destino smette di essere individuale
e diventa comunità.
Quando il lavoro non è sfruttamento
ma orgoglio.
Quando la libertà non è slogan
ma respiro quotidiano.
Quando la pace non è attesa
ma scelta.
Allora sì:
1 + 1 diventa popolo.
E un popolo che cammina insieme
diventa storia.
Per la Pace.
Per la Libertà.
Per il Lavoro.
Per la Speranza.
Per un’Italia democratica
degna di essere, finalmente,
degna del suo futuro. L’ Italia del sentire ………. ………..
Manuela Palloni

A CHI MI RIVOLGO
Ti ascolto, cittadino che ancora non hai deciso se restare spettatore o diventare parte in causa.
Sì, parlo a te — non a un pubblico indistinto, non a una folla astratta, ma a te che leggi le notizie e le lasci scorrere, a te che senti un’inquietudine ma la rimandi a dopo, come si fa con le cose troppo grandi.
Ti ascolto, elettore stanco, che vai a votare con la sensazione che tutto sia già scritto, e tuttavia continui, quasi per dovere, quasi per memoria.
E parlo anche a te, militante disilluso, che un tempo credevi nelle parole — pace, giustizia, moralità — e oggi le pronunci con cautela, come se potessero tradirti.
Mi rivolgo a voi, classe politica che si assolve da sola, che parlate di riforme come fossero strumenti neutri, mentre sapete — o dovreste sapere — che ogni modifica della giustizia è una modifica del rapporto tra potere e limite.
E a voi, cittadini che accettate il “contentino”, il piccolo sollievo temporaneo, mentre intorno si prepara qualcosa di più grande e più oscuro.
Ti ascolto, opinione pubblica distratta, che riesce a indignarsi per un giorno e a dimenticare il giorno dopo, come se la memoria fosse diventata un lusso.
E infine mi rivolgo a te, coscienza inquieta, che non trovi più un luogo politico in cui riconoscerti, ma proprio per questo non puoi permetterti di tacere.
Perché è a te — a voi — che questa interlocuzione chiede conto.
Non per accusarti, ma per toglierti l’alibi.
Perché il potere, oggi, non ha più bisogno di imporre il silenzio.
Gli basta che tu scelga di non parlare.
Manuela Palloni