Siamo al Regime. Ormai non fanno neanche nulla per nasconderlo. Siamo alle liste di proscrizione. il Governo ha chiesto all’Associazione nazionale magistrati di rendere pubblici i nomi dei finanziatori del comitato “Giusto dire No” il principale tra i soggetti creati per la campagna contro la Riforma della Giustizia.
Un’iniziativa giudicata dagli stessi magistrati come chiaramente intimidatoria e volta a scoraggiare chi vuole contribuire alla campagna del No. E solo ai comitati del NO
( Ai comitati del SI, niente ) Una richiesta peraltro, di fatto illegale in base alla legge sulla privacy, che appunto garantisce la riservatezza degli aderenti e dei finanziatori delle associazioni private e impone di nominare un responsabile del trattamento dei dati.
Infatti nemmeno la stessa Anm ha a disposizione l’elenco dei nomi: “in sostanza Nordio ci sta chiedendo di commettere un reato” fanno notare i magistrati. Inoltre secondo numerosi giuristi la normativa italiana già prevede obblighi stringenti sulla rendicontazione delle donazioni, con controlli affidati agli organismi competenti.
Siamo dunque di fronte ad una forma di pressione indiretta su cittadini e sostenitori di una posizione politica legittima. Diversi esponenti dell’opposizione hanno parlato apertamente di un rischio di “liste di proscrizione”. Ormai la loro intenzione chiara di instaurare un Regime manco la nascondono più.
Una domanda che il dibattito politico tenta di evitare: ha senso cambiare sette articoli della Costituzione per incidere su una percentuale infinitesimale di magistrati, lo 0,05%?
Ma la questione vera non è la percentuale. È la natura della scelta.
Non si tratta di una modifica tecnica. È una scelta costituzionale, politica e culturale.
Costituzionale, perché interviene sull’equilibrio dei poteri e sull’unità della magistratura, così come voluta dai Costituenti per garantire indipendenza da ogni pressione esterna.
Politica, perché ridefinisce il ruolo del pubblico ministero: parte di un ordine autonomo oppure figura separata, più esposta, direttamente o indirettamente, al peso dell’indirizzo politico.
Culturale, perché cambia l’idea stessa di giustizia: non più una funzione unitaria dello Stato che cerca la verità, ma un sistema sempre più simile a un campo contrapposto, dove l’equilibrio dipende dalla forza delle parti.
Per questo la domanda è inevitabile: si sta risolvendo un problema reale o si sta intervenendo sulla Costituzione per affermare un principio simbolico, destinato a spostare nel tempo il baricentro dei poteri?
Perché la Costituzione non si cambia mai per lo 0,05%.
Si cambia solo quando si decide di cambiare lo Stato
Intervista della Segretaria x il no https://www.facebook.com/100044181531459/posts/1452919079524129/?app=fbl
Siamo al Regime. Ormai non fanno neanche nulla per nasconderlo. Siamo alle liste di proscrizione. il Governo ha chiesto all’Associazione nazionale magistrati di rendere pubblici i nomi dei finanziatori del comitato “Giusto dire No” il principale tra i soggetti creati per la campagna contro la Riforma della Giustizia.
Un’iniziativa giudicata dagli stessi magistrati come chiaramente intimidatoria e volta a scoraggiare chi vuole contribuire alla campagna del No. E solo ai comitati del NO
( Ai comitati del SI, niente ) Una richiesta peraltro, di fatto illegale in base alla legge sulla privacy, che appunto garantisce la riservatezza degli aderenti e dei finanziatori delle associazioni private e impone di nominare un responsabile del trattamento dei dati.
Infatti nemmeno la stessa Anm ha a disposizione l’elenco dei nomi: “in sostanza Nordio ci sta chiedendo di commettere un reato” fanno notare i magistrati. Inoltre secondo numerosi giuristi la normativa italiana già prevede obblighi stringenti sulla rendicontazione delle donazioni, con controlli affidati agli organismi competenti.
Siamo dunque di fronte ad una forma di pressione indiretta su cittadini e sostenitori di una posizione politica legittima. Diversi esponenti dell’opposizione hanno parlato apertamente di un rischio di “liste di proscrizione”. Ormai la loro intenzione chiara di instaurare un Regime manco la nascondono più.
” leggi fascistissime” https://www.facebook.com/reel/1271121601589717/?app=fbl
Una domanda che il dibattito politico tenta di evitare: ha senso cambiare sette articoli della Costituzione per incidere su una percentuale infinitesimale di magistrati, lo 0,05%?
Ma la questione vera non è la percentuale. È la natura della scelta.
Non si tratta di una modifica tecnica. È una scelta costituzionale, politica e culturale.
Costituzionale, perché interviene sull’equilibrio dei poteri e sull’unità della magistratura, così come voluta dai Costituenti per garantire indipendenza da ogni pressione esterna.
Politica, perché ridefinisce il ruolo del pubblico ministero: parte di un ordine autonomo oppure figura separata, più esposta, direttamente o indirettamente, al peso dell’indirizzo politico.
Culturale, perché cambia l’idea stessa di giustizia: non più una funzione unitaria dello Stato che cerca la verità, ma un sistema sempre più simile a un campo contrapposto, dove l’equilibrio dipende dalla forza delle parti.
Per questo la domanda è inevitabile: si sta risolvendo un problema reale o si sta intervenendo sulla Costituzione per affermare un principio simbolico, destinato a spostare nel tempo il baricentro dei poteri?
Perché la Costituzione non si cambia mai per lo 0,05%.
Si cambia solo quando si decide di cambiare lo Stato