Riproponiamo l’intervento della parlamentare europea del PD Annalisa Corrado, che recentemente è intervenuta alla Festa dell’Unita di Campi Bisenzio.
L’Europa sta vivendo un’estate segnata da temperature estreme, incendi e fenomeni meteorologici sempre più violenti. Secondo una stima rapida realizzata da ricercatori dell’Imperial College London e della London School of Hygiene & Tropical Medicine, la recente ondata di calore che ha colpito diverse città europee ha contato più di 1300 vittime, chi per malori causati dal lavoro in condizioni insostenibili, chi per fragilità pregresse o malori improvvisi che hanno intasato i nostri pronto soccorso, chi per essersi tuffato in bacini o corsi d’acqua pericolosi. L’Europa, inoltre, è il continente che si riscalda più velocemente al mondo: la temperatura media cresce a un ritmo circa doppio rispetto alla media globale.
Le città che hanno preso sul serio questa questione, guarda caso nessuna guidata da negazionisti di estrema destra, stanno salvando vite, creando rifugi climatici, potenziando il verde urbano, rimuovendo l’asfalto, desigillando il suolo, soprattutto quelle dei più fragili e dei più soli. E pensiamo anche ai detenuti, a chi non ha una casa, o che ne ha una che è un frigo d’inverno e un forno d’estate. Ed è qui che le strategie per combattere la crisi climatica, la crisi sociale e i loro effetti si saldano. Investire sull’abitare sostenibile taglia emissione, crea coesione sociale, crea lavoro stabile, potenzia le filiere industriali europee come quelle delle pompe di calore: salva vite e la loro dignità. Abbiamo gli strumenti, ci vuole il coraggio della politica.
Proprio questa settimana il Parlamento europeo ha discusso a Strasburgo della necessità di rafforzare la preparazione dell’Unione alle ondate di calore e agli incendi boschivi, chiedendo alla Commissione e agli Stati membri di accelerare le misure di prevenzione e adattamento.
Eppure, mentre la scienza lancia allarmi sempre più netti, una parte della destra continua a minimizzare le responsabilità della crisi climatica. Negli ultimi anni esponenti conservatori e sovranisti hanno più volte attribuito gli eventi estremi esclusivamente alla ciclicità naturale del clima o contestato le politiche europee di decarbonizzazione, nonostante il consenso scientifico sia ormai consolidato. L’Unione europea dispone già di strumenti importanti: il Green Deal, la Legge europea sul clima che rende vincolante l’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050, la Strategia europea di adattamento ai cambiamenti climatici, i fondi per la riqualificazione energetica degli edifici e gli investimenti nella resilienza urbana. Ma tutto questo non basta se manca la volontà politica di attuarli con rapidità e ambizione.
Le ondate di calore non sono più emergenze occasionali: sono una nuova drammatica normalità. E di fronte a una nuova normalità servono risposte nuove, fondate sulla giustizia sociale, sulla tutela della salute pubblica e sulla lotta alle disuguaglianze. Perché la crisi climatica colpisce tutti, ma non colpisce tutti allo stesso modo.
