PD Campi Bisenzio

Legge truffa ieri come oggi

Nel dicembre del 1952 Piero Calamandrei, opponendosi alla legge elettorale che sarebbe passata alla storia come “legge truffa”, pronunciò parole che a oltre settant’anni di distanza conservano una straordinaria attualità: «La legge elettorale non si fa per far piacere a questo o a quel partito; si fa perché gli elettori esprimano liberamente la loro opinione».

E aggiunse una metafora ancora più chiara: «La legge elettorale è uno strumento per misurare, per pesare, è una bilancia; e non si può cambiare unità di peso un momento prima di procedere alla pesatura».

Il confronto con quanto sta accadendo oggi merita però una precisazione fondamentale. La cosiddetta “legge truffa” del 1953 prevedeva che il premio scattasse soltanto per una coalizione che avesse ottenuto almeno il 50 per cento più uno dei voti: dunque per chi aveva già conquistato nelle urne la maggioranza assoluta degli elettori. A quella maggioranza il meccanismo attribuiva il 65 per cento dei seggi.

La proposta oggi in discussione compie un passo ulteriore: prevede che una lista o una coalizione che raggiunga il 42 per cento dei voti, e che quindi rappresenti una minoranza degli elettori, possa ottenere il 55 per cento dei seggi e dunque la maggioranza assoluta in Parlamento.

È proprio qui che le parole di Calamandrei diventano particolarmente attuali. Nel suo intervento del 1952 distingueva infatti tra un premio destinato a rafforzare una forza politica che fosse già maggioranza nel Paese e un meccanismo capace di trasformare una minoranza elettorale in maggioranza parlamentare. In quest’ultimo caso parlava significativamente di un «premio di minoranza».

Naturalmente il 1953 non è il 2026 e i due sistemi elettorali non sono sovrapponibili. Ma la questione democratica posta da Calamandrei resta: fino a che punto una legge elettorale può modificare il rapporto tra i voti espressi dai cittadini e i seggi assegnati?

Se una legge che attribuiva il 65 per cento dei seggi solo dopo aver superato il 50 per cento dei voti suscitò allora una battaglia politica così forte da essere ricordata come “legge truffa”, è legittimo interrogarsi con ancora maggiore attenzione su una riforma che consentirebbe a chi raccoglie il 42 per cento dei consensi di conquistare da solo il 55 per cento dei seggi.

Perché, per riprendere Calamandrei, la legge elettorale dovrebbe essere la bilancia con cui si pesa la volontà popolare. E proprio per questo la questione decisiva è quanto quella bilancia possa alterare il peso che gli elettori hanno effettivamente attribuito alle diverse forze politiche.

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