Con un memorandum presidenziale firmato il 7 gennaio 2026, Presidente USA Donald Trump ha disposto il ritiro immediato degli Stati Uniti da decine di organizzazioni internazionali, programmi delle Nazioni Unite, organismi scientifici e piattaforme multilaterali, giudicati “contrari agli interessi nazionali”. Fra queste l’Intergovernmental Panel on Climate Change (https://www.ipcc.ch), l’organismo scientifico che fornisce ai governi le basi condivise per contrastare la crisi climatica, e l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Una decisione dirompente e gravissima, che segna uno dei più ampi arretramenti dalla cooperazione internazionale mai compiuti da una grande potenza nel secondo dopoguerra, con conseguenze dirette sulla tutela della salute pubblica, sull’azione climatica e sulla protezione dei diritti umani.
In questi giorni ha preso forma la nuova iniziativa del Presidente Trump su questa stessa strada: il cosiddetto “Board of Peace” (Consiglio per la pace).
Che cos’è il Board of Peace e chi vi aderisce
Non risulta che esista uno Statuto (charter) pubblicato ufficialmente di questo organismo, ma alcuni giornali l’hanno reso pubblico. Pare sia stato allegato all’invito che Trump ha inviato ad una serie di leader internazionali con l’invito a parteciparvi.
In particolare il giornale “The Times of Israel” l’ha pubblicato integralmente notando che in esso non si menziona Gaza, e quindi sembra che l’intenzione del Presidente USA sia costituire un organismo che lo assista nella risoluzione dei conflitti in tutto il Mondo, un organismo alternativo alle istituzioni internazionali esistenti, in primo luogo le Nazioni Unite (ONU).
Lo statuto assegna un ruolo centrale al Chairman (Presidente), indicato in Donald J. Trump (come persona e non in quanto Presidente USA, manterrebbe cioè questa funzione anche quando non sarà più Presidente USA ) con poteri molto ampi che includono:
- il potere esclusivo di invitare, ammettere o escludere Stati membri;
- la capacità di istituire, modificare o sciogliere entità sussidiarie;
- la funzione di autorità finale per l’interpretazione dello statuto;
- la possibilità di approvare o porre il veto su qualunque decisione del Board.
Questa struttura, in cui un singolo individuo mantiene un controllo decisivo, è alla base di molte critiche giuridiche e politiche, fa di questo Board un vero e proprio “Consiglio di Trump”.
Al momento i principali Paesi che avrebbero aderito al Board, versando la cifra di 1 miliardo di dollari per farlo, sono Argentina, Arabia Saudita, Azerbaigian, Bielorussia, Bulgaria, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Indonesia, Israele, Paraguay, Qatar, Turchia, Ungheria.

Le posizioni critiche
Il Segretario di Stato del Vaticano cardinale Pietro Parolin, ha dichiarato che la Santa Sede “non parteciperà al Board of Peace per la sua particolare natura” insistendo in particolare sul fatto che “a livello internazionale sia soprattutto l’Onu che gestisca queste situazioni di crisi.”
“Siamo sempre stati chiari sul fatto che stiamo facendo tutto il possibile per sostenere il processo di pace in Medio Oriente, per sostenere i bisogni dei cittadini a Gaza e per appoggiare gli sforzi di ricostruzione. Questo è anche il quadro di riferimento della decisione di far partecipare al Board come osservatrice la commissaria Dubravka Suica al punto specifico relativo a Gaza e alla sua ricostruzione (…) ribadendo che la Commissione europea non intende diventare “membro” del Board.” Ha dichiarato la portavoce della Commissione europea.
Nessuno dei principali paesi occidentali ha aderito al Board.
La dura critica del PD e di tutto il centro-sinistra
Tutte le opposizioni hanno sostenuto una posizione unitaria, con la quale hanno criticato il Governo per aver approvato una risoluzione in Parlamento che ha dato il via libera alla partecipazione dell’Italia come “osservatore” al Board, in quanto:
- non rispetta i principi fondamentali dell’articolo 11 della Costituzione italiana, che afferma il rifiuto della guerra e l’impegno per la pace e la cooperazione internazionale;
L’art. 11: L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
- mette l’Italia in una posizione di subalternità rispetto agli Stati Uniti, senza un quadro multilaterale guidato dall’Organizzazione delle Nazioni Unite;
- la partecipazione anche come osservatore è vista come un modo per “aggregarsi” a un organismo non conforme al diritto internazionale e non allineato alla diplomazia Onu.
L’intervento di Elly Schlein alla Camera
