Nessuno di loro è responsabile. Vergogna! Profitti record, salari al palo, lavoratori sempre piu’ poveri. E all’assemblea 2026 va in scena ancora per una volta il grande teatro delle lamentele, delle belle parole e dei grandi intenti che non si traducono mai in realtà.
di Oliver Magherini, responsabile Lavoro PD Campi Bisenzio
Il 26 maggio 2026 a Roma, alla Nuvola, e’ andato in scena il solito copione. Il presidente di Confindustria Emanuele Orsini ha tenuto il suo discorso annuale davanti alla premier Meloni e al Presidente della Repubblica Mattarella. Quarantacinque minuti di allarmi, appelli al coraggio, richieste di risorse e lamentele a raffica. Poi Meloni ha risposto ringraziando Confindustria per “aver riconosciuto gli sforzi del governo.” Si sono capiti benissimo. Come sempre.
Ma noi vogliamo capire una cosa: mentre tutti si lamentano, chi sta raccogliendo?
| +34%fatturato grandi imprese 2019-2023 | -7,6%potere d’acquisto lavoratori stesso periodo | 6,6%margine profitto 2023: il piu’ alto dal 2008 |
I numeri di Mediobanca sulle 1.900 maggiori imprese italiane non lasciano spazio a interpretazioni: mentre i salari restavano fermi, i profitti volavano. E a preservare quei margini è stata — parole dell’analisi stessa — la “vischiosità dei salari”, ovvero la lentezza con cui le retribuzioni si sono adeguate all’inflazione. Tradotto in italiano semplice: le imprese hanno guadagnato di più anche perché i lavoratori hanno guadagnato di meno.
Confindustria fa come i gatti: piange e si avvantaggia della situazione. Si lamenta della crisi e nel frattempo incassa. Lamenta i salari bassi e nel frattempo li mantiene bassi. Lamenta la fuga dei giovani e non li trattiene con lavoro degno.
Orsini ha detto dal palco che “troppi settori offrono solo contratti a tempo e salari insufficienti.” Vero. Ma chi firma quei contratti? Chi ha combattuto per anni contro il salario minimo legale? Confindustria stessa. Ora si lamenta del problema che ha contribuito a costruire.
E Meloni? Ha fatto il suo. Ha definito l’Europa “un gigante burocratico”, ha promesso un “cantiere comune” contro la burocrazia, si e’ congratulata con gli industriali. Nemmeno una parola sui salari reali. Nemmeno una proposta seria per chi lavora. Perche’ il governo che sta al potere da anni ha tagliato il Reddito di Cittadinanza, ha varato la flat tax che favorisce i redditi alti, ha difeso le rendite finanziarie da ogni tassazione seria, ha lasciato milioni di lavoratori senza salario minimo.
COSA NON HANNO FATTO IN QUESTI ANNI
→ Nessun salario minimo legale: i lavoratori poveri restano poveri
→ Nessuna tassazione equa sulle rendite finanziarie e immobiliari
→ Nessun investimento serio sulla formazione nei settori in crisi
→ Nessun vincolo occupazionale agli incentivi pubblici alle imprese
→ Nessun piano concreto contro la precarietà strutturale
→ Nessuna responsabilita’ assunta sulla sicurezza sul lavoro: oltre 1.000 morti l’anno
E allora a chi danno la colpa? All’Europa, naturalmente. La burocrazia di Bruxelles, le regole che soffocano, l’ETS che penalizza le imprese. Ma e’ comodo ricordarselo solo adesso, quando si governa con un esecutivo che a Bruxelles ha votato o non ha contrastato quelle stesse politiche. L’Europa come alibi e’ lo sport preferito di chi non vuole guardarsi allo specchio.
Intanto nelle nostre comunita’ — a Campi Bisenzio come in tanti altri territori — sappiamo benissimo cosa significa la deindustrializzazione reale. Non abbiamo bisogno di lezioni di coraggio da chi il coraggio lo invoca dal palco e poi incassa i dividendi.
Vogliamo una politica industriale che metta al centro il lavoro, non solo il profitto. Vogliamo una fiscalità equa. Vogliamo diritti, non deroghe. Vogliamo un governo che non sia il comitato d’affari di Confindustria.
