Lavoro PD Campi Bisenzio Uncategorized

SALARI FERMI, GIOVANI FUORI, LAVORO PRECARIO: È ORA DI CAMBIARE PASSO!

I dati Istat smentiscono la propaganda del governo

ATTENZIONE AI NUMERI. Vanno letti fino in fondo, senza fermarsi al titolo del comunicato stampa. Perché è proprio lì, tra le righe dei dati Istat, che si nasconde la differenza tra la propaganda di Palazzo Chigi e la realtà che vivono milioni di italiani.

di Oliver Magherini responsabile Lavoro PD Campi Bisenzio

L’ultimo comunicato Istat “Occupati e disoccupati” (luglio 2026) racconta un mercato del lavoro solo apparentemente in salute: il tasso di disoccupazione scende al 5,8% e gli occupati toccano quota 24 milioni 370mila. Ma se si guarda a chi cresce e a chi arretra, la fotografia cambia completamente. Rispetto a un anno prima, gli occupati aumentano di 307mila unità: di questi, ben 364mila in più si registrano tra gli over 50, mentre tra i 35-49enni si perdono 78mila posti di lavoro e tra i giovani 15-24 anni se ne perdono altri 55mila. L’unica altra fascia in crescita, i 25-34enni, guadagna appena 77mila occupati.

Cosa significa? Che l’aumento degli occupati non è un successo delle politiche di governo, ma l’effetto combinato di due fattori strutturali: l’innalzamento dell’età pensionabile (la Legge Fornero, che questo governo non ha mai smontato, nonostante le promesse elettorali di alleati come Salvini) e l’invecchiamento della popolazione italiana, che sposta sempre più persone verso le fasce d’età più anziane. Anche il tasso di disoccupazione giovanile lo conferma: altro che miglioramento generalizzato, sale al 18,9% (+0,2 punti). Quindi il dato è positivo? Diciamo di no: dietro un numero che sembra buono si nasconde un Paese che invecchia lavorando più a lungo, mentre i giovani restano indietro. Ecco perché ai numeri bisogna guardare fino in fondo. Altrimenti è solo propaganda.

Crescita PIL: lo 0,2% non è un trionfo

Il Governo canta vittoria sul PIL. La verità è che l’Italia cresce dello 0,2% nel trimestre, l’area euro del 0,6%: il triplo. Gli Stati Uniti rallentano ma restano solidi a +0,4%. La variazione acquisita per il 2026 si ferma allo 0,8%: l’Italia resta ultima tra le grandi economie occidentali.

Investimenti: la frenata

Si parla di investimenti in crescita (+0,3%). Ma crollano le abitazioni (-7,0%, dopo un già pesante -5,7% nel trimestre precedente) e impianti/macchinari (-2,3%). A tenere in piedi il dato aggregato sono solo i capannoni non residenziali (+7,4%): non è ripresa produttiva, è un rattoppo statistico.

Produzione industriale: un rimbalzo dopo due mesi di crollo

Viene detto: produzione industriale +0,7% a luglio. Peccato che prima ci siano stati due cali consecutivi: -0,2% a maggio e -1,1% a giugno. Nella media del trimestre maggio-luglio la produzione resta comunque negativa (-0,1%). Un rimbalzo statistico dopo una caduta, non una vera ripartenza industriale.

Occupazione: un numero fermo, non un record

Il Governo esulta: occupazione ai massimi storici. In realtà a luglio gli occupati sono sostanzialmente fermi a 24.370.000 (+2mila rispetto a giugno, variazione pari a zero). Nel solo confronto con il mese precedente crescono uomini, dipendenti permanenti, autonomi e 35-49enni (+41mila, +0,5%); calano donne e tutte le altre classi d’età. Ma è un rimbalzo di un solo mese che non cancella il quadro reale: rispetto a un anno prima, infatti, proprio i 35-49enni restano tra le fasce più penalizzate, con 78mila occupati in meno (-0,9%), come già citato in premessa.

Disoccupazione giovanile: sale, non scende

Il tasso generale scende al 5,8%, ma quello giovanile sale al 18,9% (+0,2 punti). Mentre Palazzo Chigi festeggia i numeri aggregati, i ragazzi italiani trovano lavoro sempre più difficilmente.

Retribuzioni: crescono meno del carovita

Le retribuzioni contrattuali orarie crescono del 2,4% tendenziale a giugno. Ma l’inflazione ad agosto corre al 3,2%. Gli stipendi aumentano sulla carta, ma meno del costo della vita reale: è perdita di potere d’acquisto travestita da buona notizia.

Inflazione: il valore più alto in tre anni

Il Governo minimizzerà, parlando di “lieve accelerazione”. La verità è che l’indice nazionale dei prezzi al consumo segna +3,3% ad agosto: il valore più alto da ottobre 2023. I prezzi energetici volano del 17% su base annua. Le bollette tornano a pesare come nel pieno della crisi energetica 2022-2023.

Vendite al dettaglio: le famiglie tagliano la spesa

Mentre si celebra la fiducia in ripresa, le vendite al dettaglio calano per il secondo mese consecutivo (-0,4% in valore, -0,5% in volume a luglio). Solo grande distribuzione ed e-commerce reggono: il piccolo commercio di quartiere sta pagando il conto più salato.

Export: la domanda estera frena il PIL, non traina

La narrazione sull’export “trainante” non regge fino in fondo: la domanda estera netta toglie 0,3 punti al PIL nel trimestre, perché le importazioni (+1,7%) crescono più delle esportazioni (+0,8%). Il commercio con l’estero, in questo trimestre, ha frenato la crescita anziché sostenerla.

Stati Uniti: il surplus commerciale si restringe

Il Governo vanta i buoni rapporti con Washington. Ma il surplus commerciale con gli USA scende da 20,3 a 17,7 miliardi di euro nel primo semestre 2026, perché le importazioni dagli Stati Uniti volano (+21,7%) mentre le nostre esportazioni crescono appena (+2,0%). Un saldo che si sgonfia sotto gli occhi dell’esecutivo.

Scenario internazionale: un rischio energetico senza piano nazionale

Il conflitto tra Stati Uniti e Iran continua a colpire le catene di approvvigionamento globali e i prezzi dell’energia. Il Brent passa da 85,4 dollari al barile (giugno) a 91 dollari (agosto). In un contesto tanto volatile, un Paese fortemente dipendente dalle importazioni energetiche come il nostro avrebbe bisogno di una strategia nazionale seria: di questa strategia, a oggi, non c’è traccia.

Il Focus Istat sul lavoro 2021-2026: un “boom” che è soprattutto demografia

Il quinquennio mostra +1,6 milioni di occupati e +4,4 punti di tasso di occupazione. Ma il grosso dell’aumento (+7,8 punti) è concentrato tra gli over 50-64, spinto dall’innalzamento dell’età pensionabile e dall’invecchiamento della popolazione, non da nuova occupazione di qualità che dovrebbe generare più valore aggiunto. Nello stesso periodo, i giovani 15-24 anni perdono occupazione (-1,2 punti) e aumentano la loro inattività (+4,1 punti): la generazione più penalizzata da questo modello di crescita.

CAPIAMO QUESTO E SAREMO MENO VITTIME DELLA PROPAGANDA

One thought on “SALARI FERMI, GIOVANI FUORI, LAVORO PRECARIO: È ORA DI CAMBIARE PASSO!

  1. retribuzioni contrattuali crescono. Ma l’ inflazione +3,2%. Sulla carta sembra una buona notizia. Ma basta entrare in un supermercato per capire che la realtà è un’altra: il carrello della spesa corre più veloce della busta paga. Per comprare gli stessi beni e servizi servono più soldi e il salario reale perde circa lo 0,8%. Non è un vero aumento del benessere: è potere d’acquisto che si restringe. E quando aumentano soprattutto beni essenziali, alimentari, energia e servizi, il peso si sente ancora di più. Le famiglie reagiscono tagliando consumi, qualità degli acquisti o risparmi. Ecco perché parlare solo di stipendi nominali è fuorviante: la vera domanda è quanta spesa può sostenere oggi una busta paga rispetto a ieri. Se i prezzi corrono più dei salari, l’aumento esiste sulla carta, ma nel portafoglio diventa una perdita

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *