Partito Democratico

Resistere oggi

Resistere oggi, per chi nasce e cresce tra conflitti sempre più vicini e visibili, significa prima di tutto non abituarsi alla guerra e difendere la pace come scelta concreta. Le immagini scorrono sugli schermi come se fossero inevitabili, ma non lo sono. Ogni guerra è una decisione, e come tale può essere rifiutata, compresa, contrastata. A voi, nuove generazioni, spetta il compito più difficile: non cedere al cinismo di chi considera la pace un’illusione.

il 25 aprile a Valibona

La Resistenza del passato non vi chiede di ripetere gesti, ma di riconoscere l’urgenza della pace. Allora si combatteva contro un’occupazione visibile; oggi i conflitti attraversano confini, economie, linguaggi. La violenza si normalizza, diventa spettacolo, strategia, abitudine. Resistere è spezzare questa normalizzazione e affermare la pace come orizzonte possibile, restituendo alla guerra il suo volto reale: dolore, perdita, disumanizzazione.

La pace non è passività, ma costruzione quotidiana. È studio, informazione, dialogo ostinato anche quando sembra inutile. È difesa della dignità umana contro ogni propaganda che divide il mondo in “noi” e “loro”. È avere il coraggio di immaginare un futuro diverso mentre tutto sembra spingere verso lo scontro.

A voi non è chiesto di essere eroi, ma di essere custodi della pace. Di non delegare ad altri la responsabilità del mondo che abiterete. Resistere, oggi, è scegliere la pace come pratica viva, fragile e necessaria. Perché se la guerra può essere decisa da pochi, la pace ha bisogno di molti. E comincia, sempre, da chi rifiuta di considerarla impossibile.

2 thoughts on “Resistere oggi

  1. Una partecipata manifestazione ha animato la città per il 25 aprile, particolarmente sentito in questo momento con tanti focolai di guerra. Al termine la bella sorpresa dell’esibizione dei bambini della scuola di musica michelangelo paoli Una mattina mi son svegliato….Bandiera della Pace a Valibona https://www.facebook.com/share/r/1cA9EukEqf/

  2. Il 25 aprile ritorna piano,
    come una voce che non vuole svanire,
    e nel cielo, dopo la tempesta,
    si apre un arco di luce.

    È la bandiera della pace—
    non tessuta di stoffa soltanto,
    ma di colori che respirano insieme,
    come sogni diversi
    che imparano a restare.

    Rosso di vita che resiste,
    arancio di calore condiviso,
    giallo di speranze accese,
    verde di terre che si abbracciano,
    blu di pensieri profondi,
    viola di silenzi che comprendono.

    Dopo la pioggia più dura
    brilla senza chiedere permesso,
    l’arcobaleno—
    promessa fragile e ostinata
    che il cielo sa ancora guarire.

    Così è la pace:
    un ponte sospeso
    tra ciò che siamo stati
    e ciò che possiamo diventare.

    E noi, sotto quella luce,
    impariamo piano
    a non temere le differenze,
    a tenerle strette
    come colori indispensabili.

    Il 25 aprile ci chiama ancora,
    tra nuvole che si aprono:
    non dimenticare
    che anche dopo la tempesta
    può nascere bellezza,
    se scegliamo di restare
    insieme. Manuela Palloni

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *