Situazione internazionale

Il Papa: “Basta guerra, basta idolatria del potere e del denaro”

Un appello durissimo e senza ambiguità quello di Papa Leone XIV nella Veglia di preghiera per la pace: parole che individuano con chiarezza le radici della guerra e chiamano tutti a una responsabilità concreta.

Il Pontefice denuncia la deriva di potere che alimenta i conflitti, parlando esplicitamente di: “quel delirio di onnipotenza che attorno a noi si fa sempre più imprevedibile e aggressivo”. Una condizione che destabilizza “gli equilibri nella famiglia umana” e alimenta una spirale di violenza e paura.

Po una condanna netta di ogni tentativo di giustificare la guerra in nome della fede e la critica agli interessi economici e alla logica del profitto: “Basta con l’idolatria di sé stessi e del denaro! Basta con l’esibizione della forza! Basta con la guerra!

Parole che smascherano il legame tra conflitti, potere e interessi, contrapponendo a questa logica la dignità umana, il dialogo e la pace.

Il Papa richiama quindi i leader mondiali a una scelta immediata: “Fermatevi! È il tempo della pace! Sedete ai tavoli del dialogo e della mediazione, non ai tavoli dove si pianifica il riarmo e si deliberano azioni di morte!

Ma la responsabilità, sottolinea, è anche di tutti: costruire la pace significa cambiare comportamenti, culture e relazioni, ogni giorno. Il messaggio finale è chiaro e universale: “Mai più la guerra, avventura senza ritorno, mai più la guerra, spirale di lutti e di violenza”.

Una presa di posizione forte, che rilancia un’idea semplice ma radicale: la pace non è un’utopia, ma una scelta urgente e possibile.

https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260411-rosario-pace.html
https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2026-04/papa-leone-xiv-veglia-rosario-pace-basilica-san-pietro.html

One thought on “Il Papa: “Basta guerra, basta idolatria del potere e del denaro”

  1. ☮️🌈 Vangelo tra le macerie
    Sotto un cielo che non è più azzurro
    ma graffiato dal rombo dei droni,
    risuonano ancora, ostinate,
    le parole di Gesù Cristo
    sul monte del tempo.
    “Beati i miti” —
    ma oggi la terra trema sotto i passi dei carri armati,
    e la mitezza sembra un errore di calcolo,
    una resa senza voce.
    “Beati i costruttori di pace” —
    ma le mani sono occupate
    a contare missili,
    a firmare tregue che non reggono l’alba.
    Eppure, nel cuore spezzato delle città,
    tra vetri e polvere,
    c’è ancora qualcuno che divide il pane,
    che fascia ferite senza chiedere da che parte stai,
    che chiama “fratello” anche chi arriva da lontano.
    Il regno di Dio — dicevi — è vicino.
    Non nei palazzi dove si decide la guerra,
    non nei discorsi che giustificano l’ingiustizia,
    ma in chi sceglie, contro ogni logica,
    di non odiare.
    “Beati i poveri nello spirito” —
    coloro che non possiedono la violenza,
    che non la trattengono,
    che la lasciano cadere come un’arma inutile.
    Oggi il mondo è ancora intriso di dolore,
    come allora.
    E i potenti hanno ancora nomi, bandiere, eserciti.
    Ma il tuo messaggio, fragile e disarmato,
    resiste come un filo d’erba tra le macerie:
    non urla, non impone,
    non conquista.
    Chi lo ascolta
    non cambia il mondo con la forza,
    ma lo salva, silenziosamente,
    ogni volta che sceglie la giustizia
    in mezzo alla guerra.
    — Manuela Palloni

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