Un appello durissimo e senza ambiguità quello di Papa Leone XIV nella Veglia di preghiera per la pace: parole che individuano con chiarezza le radici della guerra e chiamano tutti a una responsabilità concreta.
Il Pontefice denuncia la deriva di potere che alimenta i conflitti, parlando esplicitamente di: “quel delirio di onnipotenza che attorno a noi si fa sempre più imprevedibile e aggressivo”. Una condizione che destabilizza “gli equilibri nella famiglia umana” e alimenta una spirale di violenza e paura.
Po una condanna netta di ogni tentativo di giustificare la guerra in nome della fede e la critica agli interessi economici e alla logica del profitto: “Basta con l’idolatria di sé stessi e del denaro! Basta con l’esibizione della forza! Basta con la guerra!”
Parole che smascherano il legame tra conflitti, potere e interessi, contrapponendo a questa logica la dignità umana, il dialogo e la pace.
Il Papa richiama quindi i leader mondiali a una scelta immediata: “Fermatevi! È il tempo della pace! Sedete ai tavoli del dialogo e della mediazione, non ai tavoli dove si pianifica il riarmo e si deliberano azioni di morte!”
Ma la responsabilità, sottolinea, è anche di tutti: costruire la pace significa cambiare comportamenti, culture e relazioni, ogni giorno. Il messaggio finale è chiaro e universale: “Mai più la guerra, avventura senza ritorno, mai più la guerra, spirale di lutti e di violenza”.
Una presa di posizione forte, che rilancia un’idea semplice ma radicale: la pace non è un’utopia, ma una scelta urgente e possibile.

☮️🌈 Vangelo tra le macerie
Sotto un cielo che non è più azzurro
ma graffiato dal rombo dei droni,
risuonano ancora, ostinate,
le parole di Gesù Cristo
sul monte del tempo.
“Beati i miti” —
ma oggi la terra trema sotto i passi dei carri armati,
e la mitezza sembra un errore di calcolo,
una resa senza voce.
“Beati i costruttori di pace” —
ma le mani sono occupate
a contare missili,
a firmare tregue che non reggono l’alba.
Eppure, nel cuore spezzato delle città,
tra vetri e polvere,
c’è ancora qualcuno che divide il pane,
che fascia ferite senza chiedere da che parte stai,
che chiama “fratello” anche chi arriva da lontano.
Il regno di Dio — dicevi — è vicino.
Non nei palazzi dove si decide la guerra,
non nei discorsi che giustificano l’ingiustizia,
ma in chi sceglie, contro ogni logica,
di non odiare.
“Beati i poveri nello spirito” —
coloro che non possiedono la violenza,
che non la trattengono,
che la lasciano cadere come un’arma inutile.
Oggi il mondo è ancora intriso di dolore,
come allora.
E i potenti hanno ancora nomi, bandiere, eserciti.
Ma il tuo messaggio, fragile e disarmato,
resiste come un filo d’erba tra le macerie:
non urla, non impone,
non conquista.
Chi lo ascolta
non cambia il mondo con la forza,
ma lo salva, silenziosamente,
ogni volta che sceglie la giustizia
in mezzo alla guerra.
— Manuela Palloni