La sfida politica che ci attende, a partire dalle elezioni politiche del 2027 fino alle amministrative del 2028, impone al centrosinistra compattezza e coerenza.
Non si può consegnare Campi Bisenzio a una destra che a livello nazionale e locale non offre sicurezza né prospettive, ed è impensabile che l’alleanza progressista non si presenti unita anche per il governo della nostra città.
In quest’ottica abbiamo letto l’intervista del sindaco Tagliaferri a La Nazione. Superare le divisioni del passato è un intento condivisibile, ma non può prescindere da una chiara collocazione politica. Sarebbe incomprensibile, per i nostri elettori, veder costruire coalizioni fuori dal perimetro progressista o tentare di includervi figure del campo avverso solo per convenienze di mandato.
Concordiamo sul bisogno di “discontinuità”, ma il segnale deve venire da chi oggi governa Campi: l’ambiguità deve cessare e non c’è spazio per formule ibride o trasformismi. I cittadini restano disorientati dalle scelte compiute da questa maggioranza sulla presidenza del consiglio comunale, affidata a figure sostenute dalla destra.
Prendiamo atto dell’autocandidatura di Tagliaferri a mezzo stampa, ma ribadiamo che le leadership non si decidono sui giornali: nascono alla fine di un percorso comune basato su contenuti e sulla visione della società e della città, non sull’inseguimento di un leaderismo che appartiene ad altre culture politiche.
Alle parole servono atti conseguenti: chiediamo un gesto chiaro e verificabile a partire dalla presidenza del consiglio comunale. La nostra proposta è unita, credibile e alternativa a ogni compromesso al ribasso: il tavolo del centrosinistra è aperto a chi vuole costruire con coerenza il futuro di Campi, ma le ambiguità vanno azzerate subito con i fatti.
PD, M5S, EuropaVerde/AVS, Iv
